Lo scenario storico-ambientale di Bussi si sviluppa lungo la valle del Tirino, un'area che apparteneva all’antico territorio della diocesi di Valva, situato a nord del corso del fiume Pescara, nel quale confluisce il Tirino stesso. L’insediamento urbano di Bussi appare, sin da un primo sguardo, come un evidente centro fortificato altomedievale, posizionato lungo i contrafforti meridionali del Gran Sasso, in una zona di grande importanza strategica sin dalla tarda antichità.
Nel territorio di Bussi passava la via Claudia Nova (I secolo d.C.), che, poco più a sud, si univa alla via Claudia Valeria (I secolo d.C.), la quale conduceva all'Adriatico, passando più a valle per Intepromium. Nel periodo dell'alto Medioevo, tra i secoli X e XI, si verificano importanti cambiamenti con la realizzazione dell’incastellamento. Nel 1111, il castello di Bussi viene esplicitamente menzionato come "BUXIUS". Inoltre, è presente la comunità monastica di Santa Maria di Cartignano, legata all'abbazia di Montecassino. In queste terre operava anche il monastero di San Clemente a Casauria. Così, il castello di Bussi sorse in una posizione cruciale delle terre abruzzesi, dove si incrociavano i confini delle diocesi di Valva, Penne e Chieti. Con l’affermazione del castello, Bussi avviò la definizione dei confini del suo territorio.
La posizione feudale di Bussi in età normanna avanzata è ancora incerta, poiché non appare nel Catalogo dei Baroni. Con il declino dell’età normanna e durante l'epoca normanno-sveva, si gettarono le basi per un autogoverno locale concreto e innovativo: la "Universitas civium bussese", che, tra il XII secolo e il successivo, è partecipe di un processo di crescita, comune a molti centri della regione. In questo periodo, emerse anche un fenomeno religioso di vasto impatto sociale e culturale, legato alla figura del Santo Patrono cittadino, simbolo di identità collettiva. La prima età angioina segna un nuovo capitolo della feudalità locale. Inizialmente, non sembra che Bussi fosse coinvolto nella grande onda francese che travolse il Regno del Sud. Solo più tardi, con i Cantelmo, Bussi venne completamente annessa alla contea di Popoli, un processo che durò fino alla fine del XVI secolo.
Con l’arrivo dei Medici agli inizi del Seicento, le strutture economiche del feudo furono profondamente influenzate dalle attività della Transumanza. Alla fine del XVIII secolo, Bussi divenne terra regia e il feudo passò ai Borboni. Nel 1806, sotto il regno di Giuseppe Bonaparte, Bussi fu liberata dal giogo feudale e divenne un municipio. Nel 1860, il paese si unì all’Italia tramite plebiscito.