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Bussi Officine



“Bussi Officine, la stazione, l’elettrochimica, il muretto, la Montecatini, la Saica, la scuola elementare, la fornace, il suono dei treni e quello delle fabbriche, la raccolta del ferro, le montagne, i fiumi, le storie… diverse… come i ricordi che vanno e vengono e che si perdono nella nebbia degli anni passati…
Bussi Officine, fucina di incontri tra persone provenienti da diverse parti d’Italia accomunate dal fatto che lì c’era il lavoro.

Bussi Officine piena di vitalità, di sogni, di un futuro forse inevitabile.
Bussi Officine, con le sue case, le sue chiese e i suoi abitanti perduti in qualche ricordo lontano”.

Queste parole di Luciano Alberici parlano al cuore, e bastano da sole a far comprendere cosa ha rappresentato “la fabbrica” per Bussi e per tutti i paesi attorno.

La fabbrica era modernità, era lavoro, era l’uscita dalla condizione di povertà agricola e speranza di un futuro che diventava realtà. Sin dai tempi del primo insediamento, nel 1902, quando il 2 agosto fu avviato il primo impianto di elettrolisi del cloruro di sodio in Italia, il suono della sirena di apertura dei cancelli ha accompagnato l’inizio delle giornate lavorative di generazioni di bussesi.

Bussi, prima e, a lungo, unica città operaia abruzzese, in cui già nel 1898 la società Franco-Svizzera "Elettrochimica Volta" iniziò i rilievi per la derivazione del fiume per le centrali idroelettriche al fine di ottenere energia per impianti elettrochimici, vide i contadini abbandonare la terra e gli artigiani il proprio mestiere: in poche settimane divennero tutti operai. Dove prima c’era solo lo storico mulino De Stephanis, una turbina da 50 Cv fu la prima alimentazione di una dinamo per illuminare la fabbrica e azionare gli impianti.

Il raccordo ferroviario agevolò la spedizione dei prodotti: Soda caustica liquida e solida, Cloruro di Calce, Ipoclorito di Sodio, Idrogeno, Acido Cloridrico ottenuto da Cloro gas. La chimica italiana ebbe negli impianti di Bussi un motore di sviluppo straordinario. Era così centrale, che durante il secondo conflitto mondiale il sito industriale si convertì alla produzione bellica, fu più volte bombardato dagli aerei Alleati che si infilavano nella gola di Tremonti con manovre altamente rischiose pur di centrare l’obiettivo.

Il punto di svolta per il destino e la storia di Bussi Officine è l'incontro a Novara, nella primavera del 1921, tra l'ingegner Guido Donegani (Presidente del Gruppo Montecatini) e il giovane ingegner Giacomo Fauser che, insieme ad Ettore Conti, diedero vita alla "Società Elettrochimica Novarese".

Assieme all’impianto gemello di Piano d’Orta, attorno al sito di produzione prese forma il villaggio dei lavoratori.
La Montecatini promosse tutti quegli aspetti che potessero educare il dipendente all'etica del lavoro e ai valori sociali: con l'educazione al lavoro e alla prevenzione degli infortuni, con la creazione di alloggi sociali, garantendo loro assistenza sanitaria e sociale, curando l'educazione dei figli dall'asilo nido alle colonie, dalle scuole dell'obbligo alle professionali e, con la realizzazione del dopolavoro e degli spacci aziendali, rendere le fabbriche luoghi d'aggregazione, in cui poter godere di ulteriori benefici di natura economica, con ciò rafforzando le finalità aziendali ed operando (siamo nel ventennio fascista) il totale controllo politico del personale addetto alla Fabbrica.

Il villaggio operaio di Bussi Officine fu completato nel 1926, le abitazioni si trovavano all'entrata principale della Fabbrica. Bussi Officine era per quei tempi un "oasi felice" . Gli abitanti del paese guardavano con una certa invidia i residenti del villaggio intorno alla fabbrica. C'erano le famiglie dei dirigenti e del personale che occupava posti di responsabilità, il livello culturale e l'educazione erano superiori alla media, nelle case c'era l'acqua, la corrente e perfino qualche vasca da bagno, la sala cinematografica aziendale (tra le prime d'Abruzzo), il circolo, il dopolavoro, i campi da tennis.

Ma ogni ciclo industriale arriva prima o dopo, a chiudersi. Così gli anni della crisi del polo chimico hanno coinciso con un periodo di disorientamento socio-economico di un intero territorio che ha dovuto fare i conti con le proprie origini e ripensare la propria identità.
Ciò che Bussi e i bussesi sono riusciti a fare, anche dopo aver attraversato la fase più buia, quando in quella zona piana a valle del paese ceduta per più di cento anni all’industria, dove un tempo i bambini andavano a raccogliere a mano i gamberi nel fiume, fu scoperta una discarica abusiva di rifiuti chimici.

Iniziò una lunga battaglia, e oggi quelle aree sono in fase di bonifica, in un percorso che sarà ancora lungo ma che porterà al risanamento del territorio.

Così le tracce di un passato glorioso e i segni della decadenza, il parco industriale ancora attivo e i lavori di bonifica delle aree inquinate, aprono le porte al nuovo corso di un paese che dalla caduta industriale ha saputo reinventarsi ritrovando l’abbraccio con una natura generosa e a tratti unica, e convivono in un racconto affascinante, intenso, glorioso e drammatico di cui si respira la presenza su ogni mattone delle case ancora abitate e di quelle lasciate all’incuria del tempo, negli impianti sportivi recuperati e nel recinto novecentesco che ancora sorregge i cancelli dell’area produttiva. Una parabola, quella di Bussi Officine, che merita di essere “toccata con mano”, e di continuare a vivere nel ricordo e nella memoria collettiva di un paese e dell’Italia intera.

Sito Istituzionale Comune di Bussi sul Tirino

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